Cavea Catinensis... Scoprendo l'antico Teatro di Catania

Un immenso Teatro si apre nel cuore del centro storico di Catania. Un Teatro antico, quasi quanto la città stessa. Un sito da scoprire e da gustare, magari durante un comodo weekend di archeologia in Sicilia, dove il turista può rimanere incantato da scorci di notevole suggestione, tra immense volte e correnti di acqua dolce, in un ambiente di grande fascino e bellezza.

Il Teatro antico di Catania risale nella sua fondazione all'epoca greca, ma venne rimaneggiato quasi completamente in tre periodi durante la dominazione romana. Dopo una lunga campagna di espropriazioni e di scavi, iniziata dal celebre archeologo Paolo Orsi alla fine dell'Ottocento e ancora oggi in corso, emerse dall'antico quartiere “Grotte” (chiamato così per via delle strutture antiche e di cui rimane memoria attraverso l'omonima strada) in tutto il suo fascino.

 

teatro romano catania ambulacro

Primo ambulacro e fusti di colonne 

 

Immensi ambulacri vennero alla luce, raccontando un'epoca di monumentalizzazione che rivestì Catania nel suo apice di ricchezza, quando Ausonio la indicò quale tredicesima città dell'Impero, dopo Siracusa, ma prima di Atene. Marmi, statue, colonne, bassorilievi vennero rinvenuti e conservati nei musei della città. I più recenti ritrovamenti si possono ammirare in due deliziosi musei ricavati all'interno dello stesso edificio – Casa Pandolfo e Casa Liberti – offrendo un assaggio della magnificenza che dovette caratterizzare il Teatro.

 

teatro romano catania museo archeologico

 Casa Pandolfo sede dell'Antiquarium Regionale del Teatro Romano

 

Esso infatti è uno dei maggiori di Sicilia e in epoca romana dovette essere quasi totalmente rivestito da lussuosi marmi di varia provenienza. Poco o nulla si può immaginare dell'edificio più antico, invece, di cui rimangono solo massicci blocchi di pietra calcarea, alcuni provenienti da una cava catanese, testimoni silenti di un passato in cui la roccia dominante a Catania non era quella lavica. I Greci approfittarono di una conca naturale, scavata dal fiume divinizzato Amenano, al tempo a vista, per realizzare la prima struttura. Ma il fascino e la comodità del morbido declivio dovette pagare il prezzo di aver conquistato un ambiente naturale: sin dalla Tarda antichità infatti l'orchestra venne allagata dal medesimo fiume.

 

teatro romano catania marmo

Antiquarium di Casa Pandolfo. Guanciale marmoreo figurato 

 

L'acqua dolce, il bene più prezioso per qualsiasi comunità umana, venne sfruttata dopo l'abbandono dell'edificio teatrale dai primi occupanti dei suoi ruderi che vi costruirono case, strade e piazze, nascondendolo e generando un intero quartiere. Ancora fino agli anni '50 si scavavano pozzi per intercettare il prezioso elemento. Oggi, liberata la scena e venuta alla luce l'orchestra, il fiume ha ripreso i suoi spazi, creando di fatto un piccolo ambiente naturale lussureggiante e popolatissimo. Qui trovano infatti ristoro numerosi uccelli, tra cui il Martin pescatore o la Ballerina gialla, mentre il ritrovamento della Haitia acuta – un piccolo mollusco minacciato di estinzione – rende il contesto una piccola oasi da tutelare.

 

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 Proscaenium tardoantico del Teatro. Sul fondo si vede il Logeion greco. Lo spazio è oggi allagato da acque di regime fluviale

 

L'intelligente percorso di visita consente una totale e progressiva immersione in un complesso dove archeologia, arte, urbanistica e ambiente naturale si fondono raccontando un piccolo mondo, unico nel suo genere, concentrato appena nello spazio di un isolato. Entrando dalla facciata settecentesca di un elegante edificio ad una elevazione, Casa Pandolfo, si viene accolti da un'ampia sala il cui soffitto ligneo settecentesco è sostenuto da una granitica colonna issata nel Medioevo. Su una parete, pannelli didattici raccontano la storia del monumento offrendo nel contempo l'identificazione del percorso visita suggerito. La sala, che funge anche da biglietteria, si apre con una vasta apertura direttamente sulla cavea del Teatro, offrendo un impatto emozionale immediato, come trovarsi di fronte ad un vasto schermo su cui è proiettata la Storia.

 

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 Colonna in granito che sostiene il soffitto settecentesco di Casa Pandolfo

 

Un ponticello metallico si immerge nel sito archeologico abbattendo la quarta parete, è il caso di dire. Al di là di esso infatti comincia il viaggio nell'Antico: ampi squarci alle pareti laterali di un corridoio voltato, permettono la visione del retroscena da un lato – dove fa mostra di sé un elegante basamento in marmo – mentre nella parte opposta la mole del Palazzo Gravina Cruyllas si impone in un angusto spazio interessato ancora una volta da scavi. Al di là degli squarci, introdotto dagli archi di recente restauro (vi è riportato l'anno, il 2000) si raggiunge un angolo al chiuso, affacciante sulla scena romana, da cui ammirare un originale sistema celato un tempo da pavimenti lignei, realizzato per consentire effetti speciali quali apparizioni o sparizioni improvvise degli attori. Il palco di età tardo antica, un'ampia vasca vuota sul quale fondo si vedono ancora i resti del suo predecessore greco, è diventato facilmente un delizioso bacino idrico, dove prosperano varietà fluviali di alghe e dove trovano rifugio numerosi animali: nel pomeriggio si assiste persino alla risalita di alcune anguille, il quale percorso è ignoto.

 

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 Veduta del Teatro verso Palazzo Gravina-Cruyllas

 

Il corridoio diviene, dopo l'angolo a baionetta, un emiciclo, da cui si dipartono diverse aperture (versure) verso gli ambulacri superiori o verso l'esterno, in un sapiente equilibrio strutturale e formale, anticipate da due corridoi paralleli. Il primo era l'adito, il corridoio destinato alle personalità illustri che sedevano sulle tribune laterali. Il secondo, è l'accesso orientale alla struttura, direttamente connesso all'atrio, l'ingresso originale al Teatro, fortunosamente conservato. Questo si presenta come un elevatissimo corridoio con tre monumentali aperture a est, il cui pavimento è impreziosito dalle limpide acque del fiume che ha invaso la sala antica.

Da qui è anche possibile accedere alla parte inferiore della “trincea Biscari”, uno dei più antichi scavi archeologici sistematici mai effettuati, risalente al 1775. Un sistema labirintico di corridoi e scale – culminante nel grandioso ambulacro esterno dalle ampie e luminose aperture, eretto con un sistema di pareti a cerniera, adeguatamente restaurate – conduce alla parte superiore della stessa, dove un grazioso cortile settecentesco offre la veduta del muro di analemma, la recinzione esterna del Teatro greco. Qui si affacciano anche un nespolo giapponese e un banano, residui di un giardino esotico alla siciliana.

 

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 Veduta del Teatro verso Casa Liberti

 

A nord, la grande vetrata di un incompiuto atrio racconta le vicende subite dal Teatro nel tempo dopo l'abbandono. Qui si susseguono infatti i due livelli della “Casa dell'Androne”, la “Sala dell'Esedra” e la deliziosa Casa Liberti – quest'ultima un incantevole ambiente domestico siciliano del passato sapientemente mantenuto offre ai visitatori la restituzione della vita domestica di un tempo e impagabili vedute scenografiche sul Teatro – legati da una graziosa scaletta in pietra bianca.

Sono pochi gli elementi che consentono di ricordare al turista di essere ancora in un'area archeologica: qui un recinto sacro di epoca greca, lì l'esedra (una ampia nicchia) che dà il nome all'omonima sala. Ma il Teatro offre ancora altre meraviglie, come l'atrio occidentale da cui emergono le sorgive che alimentano il fiume o l'imponente scalinata che vi ci conduce, l'accesso ad una struttura teatrale più minuta, l'Odeon, a cui si lega attraverso strutture di antica data, tra cui persino il muro di cinta dell'incastellamento bizantino (kastron).

Meraviglie tutte da scoprire, a Catania, nel suo antico Teatro...

 

 

 

archeologia Sicilia Catania



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